Le funzioni esecutive. Cosa sono e come svilupparle attraverso il gioco.

La storia di oggi profuma di gioco e di apprendimento, ma anche di importanti capacità cognitive.

Il gioco viene riconosciuto effettivamente nel Novecento come attività privilegiata del bambino (Annarumma, 2019). In quegli anni si affermano sempre di più figure di professionisti con una visione puerocentrica dell’educazione (il bambino ricopre un ruolo centrale). Ad oggi è una dinamica che a noi insegnanti piace molto perché, come suggerito dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo, è “occasione privilegiata per apprendere per via pratica”, ovvero una delle vie più divertenti ed efficaci per imparare un concetto e/o sviluppare una capacità.

In virtù di queste importanti considerazioni, l’articolo che andrete a leggere sarà costituito da:

  • Una breve parentesi riguardante la formazione di Sara che ha collaborato con me in questo format chiamato “distorieinstoria”;
  • Il focus principale dell’articolo: cosa sono le funzioni esecutive;
  • Le strategie utili a favorire il loro sviluppo.

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Beh, non ci resta altro da fare che… cominciare!

Chi è Sara?











Sara Picelli ha 35 anni ed è laureata in Scienze Pedagogiche (LM85). Ha conseguito inoltre un Master dal titolo “Tecniche e procedure per educatori ed insegnanti di sostegno” e a breve concluderà il suo percorso nella facoltà di Scienze della formazione Primaria.

Ha insegnato nella scuola dell’infanzia paritaria lo scorso anno.

Sara è innamorata di due speciali strumenti didattici. Innanzitutto, adora il mondo degli albi illustrati e crede nella meraviglia che ogni storia può raccontare.

Le descrive come luogo di “avventura, magia, scoperta, colori e illustrazioni”.

In secondo luogo, è una fan dei Lapbook, i quali dal nome potrebbero sembrare una fichissima rock band. Invece si tratta di strumenti cartacei che raggruppano contenuti di apprendimento.

Lei li considera come “piccoli armadi con tanti cassetti da aprire e chiudere per ritrovare contenuti”, personalizzabili ed accessibili. Sviluppano manualità, insegnano a ritagliare, piegare, colorare, assemblare e incollare, richiedono attenzione e precisione, scelta e organizzazione delle informazioni. 

Perché parlare dell’importanza delle funzioni esecutive?

Le funzioni esecutive sono delle capacità cognitive coinvolte nell’iniziazione, unificazione, organizzazione e regolamentazione dei comportamenti (Stuss e Benson, 1986).

Sono tutte quelle abilità che permettono di:

  • GESTIRE IL COMPORTAMENTO (progettarlo, pianificarlo e autoregolarlo);
  • GESTIRE IL TEMPO (organizzare le azioni da svolgere e gestire le emozioni);
  • CALIBRARE IL LIVELLO DI CONCENTRAZIONE (portare a termine le attività nei tempi stabiliti e mantenere la concentrazione sul compito assegnato);
  • CONTROLLARE GLI IMPULSI (autocontrollo dei comportamenti e gestione dell’attenzione, dei pensieri e delle emozioni così da ignorare gli istinti e fare ciò che è più appropriato in quel momento e in quel contesto). 

Abbiamo realizzato uno schema per darvi modo di conoscerle e comprenderle.













Quali attività possiamo proporre per sviluppare tali capacità?

Dadi racconta storie:

Dividiamo i bambini in gruppo. Ad ogni gruppo forniamo un dado con diverse illustrazioni. Possiamo realizzarlo stampando e colorando delle immagini oppure possiamo trovarlo in commercio nei negozi come Tiger. Lo scopo del gioco è quello di lanciare a turno il dado e inventare una storia con le immagini estratte. Possiamo anche chiedere ai bambini di drammatizzare la storia, scomporla e ricomporla a loro piacimento.

Memory:

prepariamo delle tessere a due a due uguali, con disegni o immagini relative ad una tematica (animali, cartoni animati, professioni, ecc.). Disponiamo le carte sul tavolo e invitiamo i bambini a giocare. Il primo giocatore scopre due carte e le mostra agli altri. Se queste formano una coppia le incassa e procede con un secondo tentativo, altrimenti le ripone coperte nella loro posizione originaria e cede il turno al giocatore seguente. Lo scopo del gioco è guadagnare più coppie possibili.

Variante

distribuiamo per ogni bambino/a 3/4 carte con animali diversi seguendo una sequenza (ad esempio: gatto, cane, scimmia, pinguino). Chiediamo di osservarle per un tempo di 15 secondi, coprirle e ricordare la sequenza corretta senza rivelare le carte nuovamente. Per aumentare il grado di difficoltà cambiamo la sequenza di tanto in tanto.


Seriazioni

utilizziamo dei giochi destrutturati come le costruzioni o degli oggetti naturali che si possono trovare all’aperto/in casa come in foto. Disponiamo i materiali sul tavolo dando dei comandi al/la bambino/a:

  • Classifica per colore: “Avvicina tutti quelli blu”;
  • Classifica per forma: “Dividi le cose rotonde da quelle quadrate”;
  • Classifica sia per colore che per forma: “Fai un mucchietto di costruzioni blu rotonde”;
  • Classifica per colore, forma, dimensione: “Avvicina i pezzi marroni, quadrati e grandi”. 

Variante

scegliamo alcuni oggetti da disporre sul tavolo secondo una sequenza. 
Chiediamo al/la bambino/a di guardarli per un tempo massimo di 20 secondi, disordinare la sequenza ricomporla nell’ordine giusto.


Emozioni

Proponiamo un semplice gioco da fare ogni giorno che nomineremo “Come mi sento oggi?”. Dopo aver analizzato in gruppo quali sono le differenze tra le emozioni prepariamo un piccolo cartellone con i disegni di diverse espressioni facciali (gioia, tristezza, rabbia). Successivamente, decoriamo una molletta assieme a ciascun bambino/a. Ogni giorno dedichiamo 5 minuti al riconoscimento delle emozioni di ognuno e alla condivisione dei pensieri personali: a turno ogni bambino/a potrà posizionare la molletta sull’emozione che sente sua e raccontarne il motivo, se desidera, al gruppo. Il gioco contribuisce alla maturazione emotiva in quanto “è la modalità del bambino per accedere agli altri, ai valori, alle cose, alle conoscenze” (Veronesi, 2005, citato in Annarumma, 2019).

Prima di concludere, alcuni consigli utili.

Queste proposte possono sembrare a primo impatto, anche per i bambini più piccoli e dediti al gioco, delle attività in cui sentirsi in imbarazzo, preoccupati, pensierosi di non essere capaci.

Non desistiamo subito per tali motivi, ma allo stesso tempo non forziamoli. Tentiamo le attività più volte nell’arco dell’anno facendole diventare un momento di gruppo, valorizzando i risultati positivi e lasciando che i bambini si supportino tra loro (senza incrementare la competizione).

Sara ci insegna che una mente flessibile, dinamica e plastica è una mente che evolve. Per questo è importante allenarla allo sviluppo di tali capacità. Come afferma Eric Kandel, uno dei padri delle neuroscienze moderne, “siamo ciò che siamo in virtù di ciò che abbiamo imparato e che ricordiamo”. A dire che, se il nostro cervello non disponesse di questa speciale proprietà che è la plasticità nel corso dello sviluppo, il nostro comportamento sarebbe rigido e stereotipato.

Vi è venuta voglia di mettervi a giocare per allenare le funzioni esecutive?

Noi ci speriamo. E vi salutiamo, con affetto.


Alla prossima storia,

Sara e Francesca, vostra effedimaestra

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 Tutto ciò che vi abbiamo raccontato è tratto da:

  • Annarumma, M. (2019). Epistemologia del gioco. Lecce: Pensa Editore.
  • Ministero dell’Istruzione. (2012). Indicazioni Nazionali per il curricolo. Roma: Author.
  • Allegra Crespi, S. Cirillo, S. (2022). Il cervello plastico – L’ABC della plasticità cerebrale. State of Mind, Il Giornale delle Scienze Psicologiche. 


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